Quando si affronta il tema del rischio rumore nei luoghi di lavoro, uno dei parametri più importanti è il LEX8h. È il valore che determina il livello di esposizione quotidiana al rumore di un lavoratore durante una giornata lavorativa di 8 ore.
Semplificando, possiamo dire che è un parametro in grado di misurare quanto rumore una persona è esposta effettivamente durante il turno di lavoro. Il LEX,8h rappresenta infatti il livello di esposizione personale al rumore di un lavoratore, normalizzato a una giornata lavorativa di riferimento di 8 ore. Ed è proprio da questo valore, LEX8h, che derivano obblighi, misure preventive, utilizzo dei DPI, sorveglianza sanitaria e formazione.
La valutazione del rischio rumore è molto complessa rispetto a una semplice misurazione dei decibel perché tiene conto di:
L'obiettivo della valutazione non è misurare il rumore di una macchina o di un ambiente, ma determinare l'esposizione personale del lavoratore. Tale esposizione viene generalmente espressa mediante il parametro LEX,8h.
Il D.Lgs. 81/08 definisce il LEX,8h come “il valore medio ponderato nel tempo dei livelli di esposizione al rumore per una giornata lavorativa nominale di otto ore”.
Questo significa che il sistema non considera soltanto “quanto è forte” il rumore, ma anche per quanto tempo il lavoratore vi rimane esposto.
Per esempio, situazioni come esposizione a 95 dB per pochi minuti o a 85 dB per diverse ore oppure esposizione a 80 dB continuativi possono produrre esposizioni finali molto diverse.
Ed è proprio per questo che durante la valutazione vengono analizzati:
Per misurare correttamente l'esposizione al rumore si utilizzano strumenti professionali, come fonometri integratori e dosimetri personali, sottoposti a regolare taratura. La scelta della metodologia di misura dipende dalle attività svolte e dalle condizioni operative presenti nell'ambiente di lavoro.
La determinazione del LEX,8h viene effettuata mediante specifiche strategie di misura previste dalla UNI EN ISO 9612:2025, che possono basarsi sui compiti svolti, sull'intera giornata lavorativa o su gruppi omogenei di esposizione, garantendo la rappresentatività dell'esposizione reale dei lavoratori.
La normativa prevede inoltre che la valutazione tenga conto anche di vibrazioni, esposizione a sostanze ototossiche (come l’assunzione di alcuni tipi di sostanze ototossiche quali solventi organici, monossido di carbonio o alcuni farmaci ), rumore impulsivo e lavoratori particolarmente sensibili.
La normativa individua tre soglie principali di rischio rumore.
Quando il LEX,8h supera gli 80 dB(A), l’azienda entra nel primo livello di attenzione. Molte aziende sottovalutano questa fascia perché “non è ancora obbligatorio usare le cuffie”. In realtà è proprio qui che dovrebbe iniziare la prevenzione. In questa fase il rischio non è ancora considerato elevato, ma il legislatore richiede comunque precise attività preventive. Le principali azioni obbligatorie sono:
Superati gli 85 dB(A), il livello di rischio diventa significativamente più critico. Da questo momento entrano in vigore obblighi molto più stringenti. La normativa richiede inoltre la formalizzazione di un programma di miglioramento per ridurre l’esposizione al rumore. Questo significa che non basta distribuire cuffie o inserti; l’azienda deve anche dimostrare di stare lavorando concretamente per abbassare il rischio.
L’azienda deve:
Gli 87 dB(A) rappresentano il limite massimo di esposizione consentito dalla normativa. Questo valore tiene conto anche dell’attenuazione garantita dai DPI.
Significa che il lavoratore non dovrebbe mai superare questa soglia nemmeno indossando gli otoprotettori. Se il limite viene superato, il datore di lavoro deve intervenire immediatamente:
Il superamento del valore limite è considerato una situazione grave perché aumenta sensibilmente il rischio di danni uditivi permanenti.
Uno degli errori più frequenti nella gestione del rischio rumore è considerare i dB: questi rappresentano il valore più immediato, quello che sembra dire subito se un ambiente è rumoroso oppure no ma nella realtà della sicurezza sul lavoro non è un dato indicativo né sufficiente.
Due reparti possono avere lo stesso livello medio di rumore, ad esempio 85 dB(A), ma presentare rischi molto diversi per chi ci lavora. Questo perché il danno non dipende solo da “quanto forte” o intenso è il rumore, ma anche da come quel rumore “si comporta” durante la giornata.
Due lavoratori esposti allo stesso livello sonoro medio possono presentare livelli di esposizione differenti in funzione delle attività svolte, dei tempi di permanenza nelle diverse aree, della presenza di eventi impulsivi e dell'organizzazione del lavoro. Per questo motivo la valutazione del rischio rumore non può limitarsi alla misura del livello sonoro presente in un ambiente, ma deve determinare l'effettiva esposizione personale del lavoratore secondo le metodologie previste dalla UNI EN ISO 9612:2025.
L’obiettivo, quindi, non è soltanto “essere a norma” ma scegliere una protezione che funzioni davvero, senza isolare il lavoratore dal suo ambiente e senza compromettere comunicazione, comfort e sicurezza operativa.
Perché il danno da rumore non si vede subito. Arriva lentamente, giorno dopo giorno e quando diventa evidente, ormai è troppo tardi.